venerdì 29 ottobre 2010

Il bambino e le sue paure

Pubblicato da Piccini Picciò a 11:40
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Solitamente le paure sono una costante nella crescita di un bambino, cosicché non è raro osservare la sua paura per il buio, per gli animali, per l’acqua, per gli estranei, come anche per un oggetto, per un luogo specifico e così via. Spesso queste paure si manifestano nei momenti cruciali del suo sviluppo, che a volte possono coincidere con il raggiungimento di una sua maggior autonomia, per poi essere di nuovo presenti, in forma diversa, nell’adolescenza e nella vita adulta.Perché i bambini provano delle paure, che a volte possono apparire come incomprensibili ed ingiustificate? Che funzione hanno nella loro vita?Per rispondere a questa domanda è necessario fare una distinzione tra le paure e le fobie del bambino, laddove nel primo caso egli vive uno stato di angoscia come reazione ad un evento o oggetto esterno reale percepito come pericoloso, mentre nel secondo manifesta una paura apparentemente ingiustificata e immotivata, che ha la funzione di coprire e di trasferire su una situazione reale esterna, un suo vissuto di forte angoscia, che egli altrimenti non riuscirebbe a gestire ed esprimere in altro modo. In altri termini nelle fobie, rispetto alle paure reali, l’oggetto o la situazione che vengono vissuti dal bambino come pericolosi sono simbolici e rappresentativi di un vissuto emotivo di angoscia del bambino stesso.In tali situazioni egli, attraverso questa operazione del tutto inconsapevole, si difende da una sua ansia interna per lui poco chiara e definita, che vive come pericolosa, trasformandola in una paura concreta e reale, attraverso l’ “utilizzo” un oggetto esterno simbolico, dal quale è possibile allontanarsi e proteggersi……A volte per un genitore non è facile comprendere se la paura che il proprio figlio esprime sia reale o inventata per difendersi da un suo stato d’animo e quanto, in quest’ultimo caso sia soltanto transitoria, come molto spesso può accadere nel normale sviluppo di un bambino.Tuttavia può essere utile accogliere e rassicurare il bambino rispetto alle sue paure, anche quelle che appaiono irragionevoli ed incomprensibili, stimolandolo ad esprimerle e narrarle, anche attraverso il gioco o il disegno, senza mai richiedergli di affrontare con forza proprio quelle situazioni che generano in lui ansia e paura, reale o immaginaria che sia.Insieme a ciò, un’importante risorsa per un bambino che esprime delle paure può essere rintracciata nell’atteggiamento di comprensione e di tolleranza da parte dei genitori, laddove al contrario un loro comportamento impaziente e poco tollerante potrebbe alimentare le sue paure, perché è come se essi in qualche modo manifestassero un timore proprio per ciò che spaventa ed intimorisce il proprio figlio e che egli sta tentando in qualche modo di esprimere.

Dott.ssa Vittoria LucianiPsicologa
(paginebimbo.it)

mercoledì 27 ottobre 2010

Lettera di un vecchio ragno

Pubblicato da Piccini Picciò a 16:54
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Ragno The Spider With A Simple Web Clip Art
" Egregio signore, sono un vecchio ragno e sono vissuto finora proprio alle sue spalle, dietro il busto di gesso di questo strano personaggio con due facce che mi sembra che si chiami il dio Giano. Però non é del dio Giano che voglio parlarle, ma della mia vecchia e povera persona. Ero un bel ragno grasso e nero ai miei tempi, ma sono stato ridotto così dalle tante battaglie che ho dovuto sostenere con la di lei moglie che ogni mattina distruggeva con un solo colpo di scopa le mie pazienti creazioni nel campo della tessitura. Se lei fosse un pescatore e un pescecane le distruggesse tutte le mattine la rete, come farebbe a vivere? Con questo non voglio paragonare la sua signora a un pescecane. Ma insomma, mi sono dovuto ridurre a dare la caccia ai moscerini in libreria, e mi sono accampato in un piccolo rifugio,dietro la testa del dio Giano, che non se ne lamenta troppo. Così sono invecchiato. Le mosche, sono sempre più rare, con tutti gli insetticidi che hanno inventato. Vorrei pregare la sua signora di lasciarne vivere almeno due o tre la settimana, di non farle morire proprio tutte. Ma so che questo è impossibile; la sua signora odia le mosche, perché le sporcano le tovaglie e i vetri delle finestre. Perciò ho deciso di lasciare questa casa e di trasferirmi in campagna. Là forse troverò da vivere. Ho ricevuto un messaggio da alcuni miei amici che vivevano in solaio e sono emigrati in giardino; si trovano bene e mi invitano a raggiungerli. Sì, signore, ce ne andiamo tutti. I ragni lasciano le case degli uomini, perché non vi trovano più cibo. Me ne vado senza malinconia, ma mi sarebbe sembrato di farle un dispetto e di mancarle di cortesia andandomene senza salutare.

Suo devotissimo

Ragno Ottozampe."

(di G.Rodari)

martedì 26 ottobre 2010

Il ragnetto spaventoso!

Pubblicato da Piccini Picciò a 16:12
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Ritaglia 4 strisce di un centimetro di larghezza da un foglio di carta nera. Incrociale e con la graffettatrice, fermale al centro con un punto.
Metti un pezzetto di nastro bi-adesivo al centro e attacca le gambe ad un piccolo palloncino del colore che preferisci.
Disegna con un pennarello indelebile gli occhi storti del ragnetto e la bocca sgangherata.
Piega le gambe e i piedi. 
Ed ecco pronto il ragnetto... se poi strofini il palloncino su un maglione un po’ sintetico, a causa dell’effetto elletrostatico, rimarrà attaccato al muro!

(scuoladacolorare.it)

venerdì 22 ottobre 2010

Il giovane gambero

Pubblicato da Piccini Picciò a 19:00
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Un giovane gambero pensò: - Perché nelle mia famiglia tutti camminano all’indietro? Voglio imparare a camminare in avanti, come le rane, e mi caschi la coda se non ci riesco. –
Cominciò a esercitarsi di nascosto, tra i sassi del ruscello natio, e i primi giorni l’impresa gli costava moltissima fatica: Urtava dappertutto, si ammaccava la corazza e si schiacciava una zampa con l’altra. Ma un po’ alla volta le cose andarono meglio, perché tutto si può imparare, se si vuole.
Quando fu ben sicuro di sé, si presentò alla sua famiglia e disse: - State a vedere.- E fece una magnifica corsetta in avanti.
- Figlio mio,- scoppiò a piangere la madre, - ti ha dato di volta il cervello? Torna in te, cammina come i tuoi fratelli che ti vogliono tanto bene.
- I suoi fratelli però non facevano che sghignazzare.
Il padre lo stette a guardare severamente per un pezzo, poi disse : - Basta così. Se vuoi restare con noi, cammina come gli altri gamberi. Se vuoi fare di testa tua , il ruscello è grande : vattene e non tornare più indietro.-
Il bravo gamberetto voleva bene ai suoi, ma era troppo sicuro di essere nel giusto per avere dei dubbi: abbracciò la madre, salutò il padre e i fratelli e si avviò per il mondo.
Il suo passaggio destò subito la sorpresa di un crocchio di rane che da brave comari si erano radunate a far quattro chiacchiere intorno a una foglia di ninfea.
- Il mondo va a rovescio, - disse una rana, - guardate quel gambero e datemi torto, se potete.-
- Non c’è più rispetto, - disse un’altra rana.
- Ohibò ohibò, -disse un terza.
Ma il gamberetto proseguì diritto, è proprio il caso di dirlo, per la sua strada. A un certo punto si sentì chiamare da un vecchio gamberone dall’espressione malinconica che se ne stava tutto solo accanto ad un sasso. – Buon giorno, - disse il giovane gambero.
Il vecchio lo osservò a lungo, poi disse: - Cosa credi di fare? Anch’io, quando ero giovane, pensavo di insegnare ai gamberi a camminare in avanti. Ed ecco cosa ci ho guadagnato: vivo tutto solo, e la gente si mozzerebbe la lingua, piuttosto che rivolgermi la parola: Fin che sei in tempo, da’ retta a me: rassegnati a fare come gli altri e un giorno mi ringrazierai del consiglio.-
Il giovane gambero non sapeva cosa rispondere e stette zitto. Ma dentro di sé pensava:
- Ho ragione io.-
E salutato gentilmente il vecchio riprese fieramente il suo cammino.
Andrà lontano? Farà fortuna? Raddrizzerà tutte le cose storte di questo mondo? Noi non lo sappiamo, perché egli sta ancora marciando con il coraggio e la decisione del primo giorno. Possiamo solo augurargli, di tutto cuore: - Buon viaggio! –



(di G.Rodari)

A scuola devo andar!

Pubblicato da Piccini Picciò a 13:50
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L’orologio stamattina
dice ai bimbi fate presto,
che le otto sono già,
tic tac tic tà
A scuola devo andar!
Ho baciato la mammina
non ho pianto stamattina
e da quando vado a scuola
fino a dieci so contar
1,2,3,4,5,6,7,8,9,10!
tic tac tic tà
A scuola devo andar.


(canzoniperbambini.net)

giovedì 21 ottobre 2010

Gioco -concorso del mese di ottobre:

Pubblicato da Piccini Picciò a 11:04
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Partecipate!!!! è in palio un magnifico libro illustrato!
Fiore e Spina, di Alberto Benevelli – ill. Loretta Serofilli, edito da Kite Edizioni.


mercoledì 20 ottobre 2010

i libri? spendiamoli a scuola!

Pubblicato da Piccini Picciò a 16:49
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bellissimo progetto! da condividere e divulgare!
http://www.sinnos.org/wordpress2/il-progetto/

mali di stagione!

Pubblicato da Piccini Picciò a 09:58
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video davvero simpatico!:-)
Pippo-attenti al raffreddore!

martedì 19 ottobre 2010

Le molteplici proprietà terapeutiche del miele

Pubblicato da Piccini Picciò a 11:26
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Il miele possiede molteplici proprietà terapeutiche, diverse a seconda del polline dei fiori che lo costituiscono. Scopriamole insieme:
Le tipologie più importanti:

MIELE DI ACACIA
Sapore: delicato di confetto, fine, vellutato
Proprietà: corroborante, lassativo, antinfiammatorio per la gola, patologie dell'apparato digerente, disintossicante del fegato, contro l'acidità di stomaco

MIELE DI ARANCIO
Sapore: aromatico gradevolmente acidulo
Proprietà: cicatrizzante per le ulcere, antispasmodico, sedativo. Contro l'insonnia e l'eccitazione nervosa

MIELE DI BOSCO
Sapore: forte, di vegetale fresco, di zucchero caramellato
Proprietà: indicato negli stati influenzali

MIELE DI GIRASOLE
Sapore: non molto dolce, asciutto, con aroma di polline
Proprietà: antinevralgico, febbrifugo, consigliato contro il colesterolo. Calcifica le ossa 

MIELE DI ERBA MEDICA
Sapore: delicato, neutro, raschia leggermente in gola
Proprietà: tonificante, antinfiammatorio, per gli sportivi dopo una gara 

mieleMIELE DI ERICA
Sapore: forte floreale che ricorda l'anice
Proprietà: azione antireumatica, antianemico ricostituente

MIELE DI EUCALIPTO
Sapore: di malto, zucchero caramellato
Proprietà: azione antibiotica, antiasmatico, anticatarrale. Utile per la tosse

MIELE DI MELATA D'ABETE
Sapore: resinoso, come di zucchero caramellato
Proprietà: antisettico polmonare e delle vie respiratorie

MIELE DI MELATA DI QUERCIA
Sapore: di colore dall'ambra scuro al marrone scuro. Cristallizza raramente. Leggermente amaro.
Proprietà: antianemico. Apprezzato dagli atleti per l'elevato contenuto di sali minerali

MIELE MILLEFIORI
Sapore: molto delicato, senza retrogusti particolari
Proprietà: azione disintossicante del fegato

MIELE DI CON MUGO O GINEPRO
Sapore: aromatico tipico delle essenze montane
Proprietà: particolarmente indicato nelle affezioni respiratorie

MIELE DI TARASSACO E MELO
Sapore: marcato, persistente, caratteristico, astringente
Proprietà: diuretico, depurativo, azione benefica sui reni

MIELE DI TIGLIO
Sapore: di mentolo, balsamico, molto persistente e tipico
Proprietà: sedativo dei dolori mestruali, calmante, diuretico, digestivo. Indicato per le tisane espettoranti. Ha proprietà sudorifare. Contro l'insonnia e l'irritabilità

MIELE DI TIMO
Sapore: intenso e persistente, miele aromatico
Proprietà: antisettico, calmante, febbrifugo, tonico

MIELE DI TRIFOGLIO
Sapore: intenso e persistente, miele aromatico
Proprietà: antisettico, calmante, febbrifugo, tonico

MIELE DI RODODENDRO
Sapore: molto delicato, leggermente piccante in gola
Proprietà: ricostituente, calmante dei centri nervosi è utile contro l'artrite

POLLINE DEI FIORI
Sapore: di vegetale non sempre gradito; si può consumare nello yogurt, latte
Proprietà: alimento proteico, ideale come antistress

(Claudio Critelli - www.clicmedicina.it)

La cristallizzazione è un processo naturale e può rappresentare una verifica della sua genuinità. Ci sono mieli che cristallizzano in breve tempo e mieli, meno frequenti, che si conservano allo stato liquido più a lungo (acacia).
Riscaldandolo a 45°C il miele ritorna liquido, ma occorre tener presente che, superata questa temperatura gli enzimi, le vitamine e le altre sostanze attive vengono danneggiate. 
N.B: per gustare il miele è consigliabile, per chi lo usasse come dolcificante nel latte o in altre bevande, di non aggiungerlo mai quando queste sono bollenti, ma solo e sempre quando sono bevibili, poiché una temperatura troppo alta sottrae al miele gran parte delle sue proprietà.
Esistono molti tipi di miele, differenti per colore, aroma e cristallizzazione; la varietà dei mieli dipende dalla fonte da cui proviene il nettare, dalla zona di produzione e dalle variazioni meteorologiche.
Il miele si conserva molto bene ma è importante non lasciarlo invecchiare troppo per evitare la perdita di proprietà e caratteristiche organolettiche. La conservazione massima consigliata è di due anni.

venerdì 15 ottobre 2010

Pubblicato da Piccini Picciò a 12:55
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Una ricerca statunitense avrebbe dimostrato che giocare con un cucciolo fin da piccoli riduce il rischio di allergie

Bambini del mondo. Mangiare, abitare, imparare

Pubblicato da Piccini Picciò a 11:55
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di Estelle Vidard - Mayalen Goust 2010


Questo libro ci fa incontrare i ragazzi di 14 differenti paesi: Marocco, Giappone, Mongolia, India, Tanzania, Norvegia, Grecia, Nuova Zelanda, Galles, Polonia, Stati Uniti, Perù, Siria e Cuba. 
Ogni bambino ci presenta la sua famiglia, il luogo in cui vive, la sua scuola, quello che mangia, la lingua che parla, i suoi giochi. Ci invita a conoscere la sua vita di ogni giorno, così diversa da un luogo all’altro del mondo. Una miniera di informazioni, ricette e giochi da condividere con la famiglia. Un’opera per allargare le conoscenze, destare la curiosità e far compiere un viaggio pieno di sorprese a grandi e piccoli.

giovedì 14 ottobre 2010

Il gioco dei se

Pubblicato da Piccini Picciò a 12:54
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Se comandasse Arlecchino
il cielo sai come lo vuole?
A toppe di cento colori
cucite con un raggio di sole.
Se Gianduia diventasse
ministro dello Stato,
farebbe le case di zucchero
con le porte di cioccolato.
Se comandasse Pulcinella
la legge sarebbe questa:
a chi ha brutti pensieri
sia data una nuova testa.

(di Rodari)

martedì 12 ottobre 2010

Fattoria didattica

Pubblicato da Piccini Picciò a 17:18
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Finalmente ho trovato dove portare le nipotine ed altri bimbi per vedere un po' di natura e di animali!:-)
Penso sia proprio un'esperienza importante!

www.scuolafattoria.it

La Teiera Superba

Pubblicato da Piccini Picciò a 17:06
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C'era una volta una teiera molto superba. 
Andava orgogliosa soprattutto della sua porcellana, del suo manico e del suo cappuccio ricurvo.
Del suo manico e del suo beccuccio, per dire le cose con esattezza, parlava in continuazione, mentre era più riservata a proposito del suo coperchietto, che un volta si era rotto in tre pezzi ed era stato aggiustato con la colla.
Questo era il suo difetto, e dei difetti, si sa, non si parla mai volentieri, anche perché ci pensano sempre gli altri. 
Anche in questo caso, le tazze, i piattini, il piccolo bricco del latte, la zuccheriera, insomma, l'intero servizio da tè, preferivano chiacchierare delle debolezze della teiera, piuttosto che ricordarne i suoi pregi.
Per loro contava di più quel coperchietto rotto che non il manico saldo e il grazioso beccuccio, e questo la teiera lo sapeva benissimo. 
"Io conosco il mondo"- sospirava- e d'altra parte conosco anche le mie mancanze, e soprattutto qui sta il segreto della mia umiltà e della mia modestia. Difetti ne abbiamo tutti, così come tutti abbiamo qualche pregio, ma io, parola d'onore, possiedo molti più pregi che difetti. È vero, è capitata quella disgrazia al mio coperchietto, ma io ho un beccuccio e questo le tazze e la lattiera non lo avranno mai. È questo che mi rende la regina della tavola da tè. Sì è vero, alla zucchiera e alla lattiera è consentito di portare, come umili serve, lo zucchero e il latte:ma chi è che decide? Chi è che sparge benedizioni sull'umanità assetata? Nel mio interno le foglioline cinesi sprigionano il loro delizioso aroma nell'acqua bollente, e danno un infuso squisito.
Così si consolava la teiera, nei giorni spensierati della sua giovinezza.
Passarono gli anni, e un giorno fu sollevata dalla manina delicata di un bimbo.
Una manina delicata…e un po' maldestra…tanto che lateiera ruzzolò sul pavimento e andò in frantumi. 
Il beccuccio si staccò e andò a rimbalzare sotto una sedia e anche il manico si ruppe, per non parlare del coperchio che, già malridotto era, andò in mille pezzi. Che dolore per la teiera: giaceva a terra, semi svenuta, mentre l'acqua bollente scorreva fuori da essa tutt'intorno.
Era un brutto colpo quello che le era stato inferto, e il peggio era che le tazzine, i piattini, la lattiera, ridevano di lei, anziché ridere della manina maldestra.
Molto più tardi la teiera si trovò nelle condizioni di raccontare la sua vita e, ricordando questo doloroso episodio, disse: "Questo fatto non potrò dimenticarlo mai. Dissero che ero mutilata, che oramai non servivo più a nulla, e mi cacciarono in un angolo. Il giorno dopo, la cameriera mi vide e mi regalò ad una povera donna. Potete immaginare in quale miseria piombai di colpo, io che ero abituata ad ogni lusso. Ma a volte la vita ci mette di fronte a fatti inspiegabili: si è una cosa e se ne diventa un'altra…e proprio allora per me incominciò una vita migliore.
Mi riempirono di terra, e questo, sapete, per una teiera è come un sepoltura, ma nella terra piantarono un bulbo. Il bulbo stava dentro di me, diventò il mio cuore, il mio cuore vivo. E dire che prima, nella mia esistenza dorata, non ne avevo mai avuto uno. 
Passavano i giorni e il bulbo germogliava, riboccava di pensieri e di buoni sentimenti, che un giorno sbocciarono sottoforma di un fiore stupendo. Io lo avevo visto crescere, lo avevo portato in me, e così avevo dimenticato me stessa in virtù della sua grazia e della sua bellezza.
Oh, non tutti possono capire che benedizione sia dimenticare se stessi per gli altri. 
Il fiore, per essere sinceri, non mi ringraziò nemmeno, e forse non si accorse neanche della mia esistenza. Fu ammirato e lodato e mi rallegrai per lui: certo, doveva essere molto felice.
Tutti quelli che passavano lo ammiravano e quel giorno sentii dire che quel fiore meritava ben altro vaso che un rudere di teiera.
Mi gettarono nel cortile e lì giaccio ancora, come un vecchio coccio: ma il ricordo, cari miei, il ricordo non lo perderò mai!"



(fiabe di Pinu)

venerdì 8 ottobre 2010

Bambini sensibili ed irritabili

Pubblicato da Piccini Picciò a 18:30
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Accade spesso che alcuni bambini si dimostrino ipersensibili e molto reattivi a tutto ciò che gli viene detto e ad ogni giudizio negativo o rimprovero espresso nei loro confronti.
Questi bambini tendono ad adombrarsi facilmente quando non si sentono accettati in ciò che dicono e ciò che fanno, o quando non riescono a trovare un punto d’incontro con i loro compagni di giochi, reagendo spesso con una forte aggressività, o al contrario isolandosi nel gruppo dei pari o all’interno della loro famiglia. A volte non è facile divertirsi con loro, perché i giochi, gli scherzi e le prese in giro possono offenderli facilmente.
Solitamente accade che con l’ingresso nella scuola elementare, alcuni bambini si dimostrino più sensibili di altri, proprio perché iniziano a vivere e a costruire le loro prime relazioni fuori del contesto familiare: in questo nuovo ambiente, meno protetto di quello della loro famiglia, essi imparano ad essere più autonomi, a tollerare le frustrazioni e a ricevere delle attenzioni  che non sono solo per loro, ma che vanno condivise anche con gli altri bambini.
Con la crescita e con lo sviluppo, questa eccessiva sensibilità di alcuni bambini tende comunque a scomparire, mentre per altri può rimanere un tratto distintivo della loro personalità. Ma da cosa può avere origine questa ipersensibilità? Per alcuni di loro, essa può far parte della loro costituzione: molti bambini, fin da piccoli, si dimostrano subito reattivi a tutto ciò che gli accade intorno, come se fossero predisposti a reagire prima e a rispondere subito agli stimoli esterni. Per altri può avere origine da un forte vissuto di insicurezza e di scarsa fiducia nelle proprie capacità, cosicché ogni giudizio espresso nei loro confronti non può far altro che aumentare la loro sfiducia ed il loro smarrimento. Per altri bambini ancora, che sono stati protetti e viziati all’interno della loro famiglia, spesso l’ipersensibilità può nascere da una loro difficoltà ad adattarsi a situazioni nuove, nelle quali non sono più al centro delle attenzioni di tutti e non vengono più soltanto premiati e lodati, ma anche rimproverati per i loro comportamenti inadeguati.  In tutte queste situazioni, è compito di ogni genitore insegnare al proprio figlio a tollerare le possibili frustrazioni che egli può incontrare nel corso della sua crescita, per aiutarlo a sentirsi più sicuro ed autonomo e per sostenerlo nella costruzione della sua autostima.

Dott.ssa Vittoria Luciani
Psicologa
(paginebimbo)

Platessa con pomodoro

Pubblicato da Piccini Picciò a 18:07
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Allora...è venerdì...perciò: pesce!
ecco una ricetta veloce, semplicissima ma gustosa.
La mia nipotina ne va ghiotta!:-)

In un tegame sciogliere una noce di burro.
Intanto infarinare leggermente la platessa a fettine.
Rosolare il pesce nel burro finchè non ha preso un colore appena dorato.
Quindi aggiungere un po' di passata di pomodoro ed ultimare la cottura.
Pronte!
Più veloce di così!!!

Il paese dei cani

Pubblicato da silvia a 17:37
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C'era una volta uno strano piccolo paese. Era composto in tutto di novantanove casette, e ogni casetta aveva un giardinetto con un cancelletto, e dietro il cancelletto un cane che abbaiava.
Facciamo un esempio. Fido era il cane della casetta numero uno e ne proteggeva gelosamente gli abitanti, e per farlo a dovere abbaiava con impegno ogni volta che vedeva passare qualcuno degli abitanti delle altre novantotto casette, uomo, donna o bambino.
Lo stesso facevano gli altri novantotto cani, e avevano un gran da fare ad abbaiare di giorno e di notte, perché c'era sempre qualcuno per la strada.
Facciamo un altro esempio. Il signore che abitava la casetta numero 99, rientrando dal lavoro, doveva passare davanti a novantotto casette, dunque a novantotto cani che gli abbaiavano dietro mostrandogli fauci e facendogli capire che avrebbero volentieri affondato le zanne nel fondo dei suoi pantaloni. Lo stesso capitava agli abitanti delle altre casette, e per strada c'era sempre qualcuno spaventato. Figurarsi se capitava un forestiero. Allora i novantanove cani abbaiavano tutti insieme, le novantanove massaie uscivano a vedere che succedeva, poi rientravano precipitosamente in casa, sprangavano la porta, passavano in fretta gli avvolgibili e stavano zitte zitte dietro le finestre a spiare fin che il forestiero non fosse passato.
A forza di sentir abbaiare i cani gli abitanti di quel paese erano diventati tutti un po' sordi, e tra loro parlavano pochissimo. Del resto non avevano mai avuto grandi cose da dire e da ascoltare.
Pian piano, a starsene sempre zitti e immusoniti, disimpararono anche a parlare. E alla fine capitò che i padroni di casa si misero ad abbaiare come i loro cani.
Loro forse credevano di parlare, ma quando aprivano la bocca si udiva una specie di "bau bau" che faceva venire la pelle d'oca.
E così, abbaiavano i cani, abbaiavano gli uomini e le donne, abbaiavano i bambini mentre giocavano, le novantanove villette sembravano diventate novantanove canili.
Però erano graziose, avevano tendine pulite dietro i vetri e perfino gerani e piantine grasse sui balconi.
Una volta capitò da quelle parti Giovannino Perdigiorno, durante uno dei suoi famosi viaggi.
I novantanove cani lo accolsero con un concerto che avrebbe fatto diventare nervoso un paracarro. Domandò una informazione a una donna ed essa gli rispose abbaiando. Fece un complimento a un bambino e ne ricevette in cambio un ululato.
"Ho capito, - concluse Giovannino - E' un'epidemia".
Si fece ricevere dal sindaco e gli disse:
"Io un rimedio sicuro ce l'avrei. Primo, fate abbattere tutti i cancelletti, tanto i giardini cresceranno benissimo anche senza inferriate. Secondo, mandate i cani a caccia, si divertiranno di più e diventeranno più gentili. Terzo, fate una bella festa da ballo e dopo il primo valzer imparerete a parlare di nuovo".
Il sindaco gli rispose: "Bau! Bau"!
"Ho capito, - disse Giovannino, - il peggior malato è quello che crede di essere sano".
E se ne andò per i fatti suoi.
Di notte, se sentite abbaiare molti cani insieme in lontananza, può darsi che siano dei cani cani, ma può anche darsi che siano gli abitanti di quello strano, piccolo paese.

di Gianni Rodari da Favole al telefono

Un coniglietto diverso

Pubblicato da Piccini Picciò a 12:30
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Questa è la storia di un gattino dal mantello tigrato convinto di essere un coniglietto come i sui fratelli adottivi con i quali conviveva.
Anche questi piccoli la pensavano come lui, poiché non avevano mai visto un gatto. La loro madre-coniglia l’aveva trovato una mattina tutto tremante vicino alla sua tana. Alla vista di questo batuffolino di pochi giorni non ci pensò nemmeno un secondo a prenderlo delicatamente in bocca e portarlo al calduccio fra i suoi sei neonati figlioletti. 
Avrà di certo pensato: allattarne sei oppure sette che differenza fa? Dopo alcune settimane i suoi figlioli si erano ricoperti di una soffice pelliccia e le loro orecchie si erano allungate. 
Il gattino guardava ammirato questo miracolo e pensò che anche a lui stava avvenendo questo mutamento.
Uscì timoroso dalla tana e curioso, come lo sono tutti i gatti,andò a specchiarsi in una pozza d’acqua. La delusione della sua immagine riflessa fu traumatica e il povero gattino cadde in una profonda depressione.
A nulla valsero l’attenzione, la cura e l’amore di tutta la sua famiglia adottiva, il povero gattino dalla vergogna giurò che non sarebbe mai più uscito dalla tana.
L’estate passò. L’autunno vide sempre più accentuarsi le differenze fra di loro, adesso i sei coniglietti erano diventati dei grossi conigli. Anche su di lui erano avvenuti dei cambiamenti, infatti, da gattino si era trasformato in una piccola tigre dai lunghi baffi e dalle unghie taglienti come rasoi.
La bellezza del suo pelo lucido era ben evidenziata da una magnifica coda.
Adesso la differenza era più evidente.
Venne l’inverno che portò neve e gelo e mamma –coniglia non sempre riusciva a trovare sotto questa cibo per tutti. Più passavano i giorni e più il cibo scarseggiava per cui mamma-coniglia si doveva allontanare sempre più dalla sua tana. Prima di uscire non si dimenticava mai di raccomandare al gatto di controllare che nessuno, uomo o animale, si avvicinasse alla tana.
Durante una di quelle mattine in cui lei era uscita alla ricerca di cibo, una volpe affamata passando vicino alla tana sentì l’odore selvatico dei conigli e silenziosamente si avvicinò ad essa.
Già si leccava i baffi convinta che fra poco avrebbe fatto un bel pranzetto, ma non sapeva, povera volpe, che dentro vi era vigile e in guardia un generoso e forte gatto, pronto anche a sacrificarsi pur di salvare la sua famiglia.
La volpe si sdraiò davanti alla stretta imboccatura della tana e mise una zampa dentro con l’intenzione di catturare una preda, invece, ricevette una violenta e inaspettata zampata dal gatto che con i suoi taglienti artigli le procurarono una brutta ferita.
La volpe, dal dolore e dallo spavento, fuggì nella foresta urlando a tutti di stare attenti, perché in quella tana vi erano dei conigli magici che se assaliti potevano trasformarsi in bestie feroci.
La mattina dopo, tutti gli abitanti della foresta per timore , ma anche per curiosità andarono a rendere omaggio ed a chiedere protezione a questa famiglia di conigli, portando loro in dono erba fresca e tanta carne.
Al festeggiato, non restò che uscire dalla tana insieme ai suoi sei fratelli conigli per farsi ammirare e ricevere l’omaggio da tutti gli abitanti della foresta.
Adesso di certo non si vergognerà più della differenza che lo distingue dai suoi amati fratelli conigli.



(Fiabe di Pinu)
Pubblicato da silvia a 11:22
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Giù con l'agnellino,
su con il galletto.
Prima che venga buio
correte bimbi a letto.

giovedì 7 ottobre 2010

Pubblicato da Piccini Picciò a 18:21
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Tony Wolf, pseudonimo di Antonio Lupatelli (Busseto, 1930), è un illustratore italiano. Lavorò inizialmente in Francia dove prestò la sua collaborazione alla Payot Film poi con la casa editrice britannica Fleetway, da allorà inventò personaggi fiabeschi e illustrò varie storie. Anni dopo iniziò a lavorare con la casa editrice italiana Fratelli Fabbri Editore e la Dami Editore illustrando favole e libri per l'infanzia.
Le fiabe dicono più che la verità.
E non solo perché raccontano che i draghi esistono,
ma perché affermano che si possono sconfiggere.

(G. K. Chesterton)
 

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