martedì 12 ottobre 2010

La Teiera Superba

Pubblicato da Piccini Picciò a 17:06
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C'era una volta una teiera molto superba. 
Andava orgogliosa soprattutto della sua porcellana, del suo manico e del suo cappuccio ricurvo.
Del suo manico e del suo beccuccio, per dire le cose con esattezza, parlava in continuazione, mentre era più riservata a proposito del suo coperchietto, che un volta si era rotto in tre pezzi ed era stato aggiustato con la colla.
Questo era il suo difetto, e dei difetti, si sa, non si parla mai volentieri, anche perché ci pensano sempre gli altri. 
Anche in questo caso, le tazze, i piattini, il piccolo bricco del latte, la zuccheriera, insomma, l'intero servizio da tè, preferivano chiacchierare delle debolezze della teiera, piuttosto che ricordarne i suoi pregi.
Per loro contava di più quel coperchietto rotto che non il manico saldo e il grazioso beccuccio, e questo la teiera lo sapeva benissimo. 
"Io conosco il mondo"- sospirava- e d'altra parte conosco anche le mie mancanze, e soprattutto qui sta il segreto della mia umiltà e della mia modestia. Difetti ne abbiamo tutti, così come tutti abbiamo qualche pregio, ma io, parola d'onore, possiedo molti più pregi che difetti. È vero, è capitata quella disgrazia al mio coperchietto, ma io ho un beccuccio e questo le tazze e la lattiera non lo avranno mai. È questo che mi rende la regina della tavola da tè. Sì è vero, alla zucchiera e alla lattiera è consentito di portare, come umili serve, lo zucchero e il latte:ma chi è che decide? Chi è che sparge benedizioni sull'umanità assetata? Nel mio interno le foglioline cinesi sprigionano il loro delizioso aroma nell'acqua bollente, e danno un infuso squisito.
Così si consolava la teiera, nei giorni spensierati della sua giovinezza.
Passarono gli anni, e un giorno fu sollevata dalla manina delicata di un bimbo.
Una manina delicata…e un po' maldestra…tanto che lateiera ruzzolò sul pavimento e andò in frantumi. 
Il beccuccio si staccò e andò a rimbalzare sotto una sedia e anche il manico si ruppe, per non parlare del coperchio che, già malridotto era, andò in mille pezzi. Che dolore per la teiera: giaceva a terra, semi svenuta, mentre l'acqua bollente scorreva fuori da essa tutt'intorno.
Era un brutto colpo quello che le era stato inferto, e il peggio era che le tazzine, i piattini, la lattiera, ridevano di lei, anziché ridere della manina maldestra.
Molto più tardi la teiera si trovò nelle condizioni di raccontare la sua vita e, ricordando questo doloroso episodio, disse: "Questo fatto non potrò dimenticarlo mai. Dissero che ero mutilata, che oramai non servivo più a nulla, e mi cacciarono in un angolo. Il giorno dopo, la cameriera mi vide e mi regalò ad una povera donna. Potete immaginare in quale miseria piombai di colpo, io che ero abituata ad ogni lusso. Ma a volte la vita ci mette di fronte a fatti inspiegabili: si è una cosa e se ne diventa un'altra…e proprio allora per me incominciò una vita migliore.
Mi riempirono di terra, e questo, sapete, per una teiera è come un sepoltura, ma nella terra piantarono un bulbo. Il bulbo stava dentro di me, diventò il mio cuore, il mio cuore vivo. E dire che prima, nella mia esistenza dorata, non ne avevo mai avuto uno. 
Passavano i giorni e il bulbo germogliava, riboccava di pensieri e di buoni sentimenti, che un giorno sbocciarono sottoforma di un fiore stupendo. Io lo avevo visto crescere, lo avevo portato in me, e così avevo dimenticato me stessa in virtù della sua grazia e della sua bellezza.
Oh, non tutti possono capire che benedizione sia dimenticare se stessi per gli altri. 
Il fiore, per essere sinceri, non mi ringraziò nemmeno, e forse non si accorse neanche della mia esistenza. Fu ammirato e lodato e mi rallegrai per lui: certo, doveva essere molto felice.
Tutti quelli che passavano lo ammiravano e quel giorno sentii dire che quel fiore meritava ben altro vaso che un rudere di teiera.
Mi gettarono nel cortile e lì giaccio ancora, come un vecchio coccio: ma il ricordo, cari miei, il ricordo non lo perderò mai!"



(fiabe di Pinu)

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Le fiabe dicono più che la verità.
E non solo perché raccontano che i draghi esistono,
ma perché affermano che si possono sconfiggere.

(G. K. Chesterton)
 

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