martedì 8 marzo 2011

Andrew e l’Armadio Magico

Pubblicato da Piccini Picciò a 10:45
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C'era una volta, e credo ci sia ancora, in un paese lontano lontano e un po' magico, chiamato Scozia. In Scozia il mare e' verde, e le colline sono viola. Chissa', forse un giorno lo vedrai.
Nel paese magico di Scozia, in un villaggio vicino al mare, viveva un bambino di nome Andrew. Andrew aveva ben quattro fratelli, e la sua casa non era mai silenziosa. I cinque fratelli Foster correvano, giocavano, chiacchieravano, si rincorrevano dal mattino alla sera. Andrew non era mai solo.
Ma la sera, quando l’oscurita’ avvolgeva la loro grande casa, e i suoi fratelli erano addormentati nei loro letti a castello, Andrew sapeva che era arrivato il suo momento.
Si alzava dal letto, piano piano perche’ la mamma non lo sentisse, e andava in punta di piedi fino alla camera degli ospiti. Nella camera degli ospiti c’era un letto, due comodini, e una specchiera. E fin qui, niente di strano.
Ma nella camera degli ospiti c’era anche qualcos’altro.
Un armadio.
Un armadio magico.
Ogni sera Andrew Foster apriva la porta dell’armadio e viveva una nuova avventura. Non sapeva mai dove si sarebbe trovato: la giungla, o il mare infestato di pirati, o un altro pianeta...ogni sera l’armadio era il portale a un mondo diverso.
Quella notte, Andrew apri’ l’armadio, piano piano, cercando di non farlo cigolare. Chissa’ cosa avrebbe visto, quella volta...
Voi che dite?
Una casa dei fantasmi? Marte? Un castello medievale? Una nave spaziale?
Niente di tutto questo.
Nell’armadio c’era un peluche, e basta. Un peluche enorme, ma pur sempre solo un peluche. Blu, tondo, un po’ fosforescente, appena un po’.
Andrew sospiro’ per la delusione.
“Mi dai una mano?”
Andrew scosse la testa. Il peluche parlava.
“Mi dai una mano ad uscire di qui? Ho fame!”
Andrew stese una mano, e acchiappo’ il peluche. Che non era un peluche, era uno strano animale, con due gambine e due braccette minuscole che spuntavano dal corpo tondo e peloso, due occhietti piccolissimi, una boccuccia a bocciolo di rosa, e a quanto sembrava, niente naso.
“Sono Bob, il Blob. Ho veramente fame.”
“Vieni in cucina, ti do’ un biscotto.”
“Biscotto? Non credo proprio!”
E Bob salto’ via, rimbalzando nel pianerottolo, e giu’ per le scale, fino al salotto, con Andrew che lo seguiva in preda al panico. I suoi genitori si sarebbero svegliati!
“Bob! Bob il Blob! Torna indietro!” sussurro’ Andrew, cercando di non farsi sentire.
Troppo tardi. Bob era gia’ in cucina con la testa – anzi, tutto il corpo – nel frigo. La sua bocca a bocciolo si era traformata in un paio di ganasce.
Yoghurt, latte, pomodori, formaggio, mousse al cioccolato, uova, e perfino un pollo crudo per il pranzo della domenica, Bob si fece fuori tutto.
“Mmmm. Mi sento meglio. Grazie.”
“Dobbiamo pulire tutto, se si sveglia mia mamma sono nei guai!”
“Non c’e’ tempo. Ci aspettano.”
“Cosa? Ci aspettano dove?”
“In giardino.”
Bob prese Andrew per mano, e prese la rincorsa verso la porta-finestra. Per un attimo, Andrew penso’ che ci sarebbero saltati dentro, ma invece l’attraversarono senza sforzo.
In giardino, ad attenderli, c’era un disco volante pieno di lucette blu e verdi che si accendevano e si spegnevano.
“Tutti a bordo!” disse Bob allegramente.
Bob si sistemo’ ai comandi, e presero il volo, su, su, sempre piu’ su...da quell’altezza le case sembravano fatte di Lego, e i laghi e i boschi le immagini di una mappa...
Andrew vide i grattacieli di Tokyo, le distese bianche dell’Artico, il deserto del Sahara e la Grande Muraglia cinese. “Ohhh...” E “Ahhh...” continuava a dire. Volarono sull’oceano, e videro le balene che saltavano...volarono sulla foresta dell’Amazzonia, e videro enormi cascate che si riversavano in fiumi ancora piu’ enormi...volarono sulla steppa, e videro un cielo infinito, pieno di stelle.
L’alba stava sorgendo sulla Scozia, quando tornarono a casa.
“Tornerai a trovarmi, Bob?”
“Ma certo. E ti portero’ a vedere il mio pianeta.”
Andrew e Bob si abbracciarono, e la pelliccia blu di Bob gli fece il solletico al naso.
In punta di piedi, si stava avviando verso la sua camera quando...
“ANDREW FOSTER! Chi si e’ mangiato l’intero contenuto del frigorifero?”
La mamma si era svegliata.

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Le fiabe dicono più che la verità.
E non solo perché raccontano che i draghi esistono,
ma perché affermano che si possono sconfiggere.

(G. K. Chesterton)
 

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