martedì 6 settembre 2011

Come insegnare l'autocontrollo ai nostri figli

Pubblicato da Piccini Picciò a 20:44
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Dott. Luigi Mastronardi - Roma
Questo articolo, in formato integrale, è contenuto nel volume:
L'infanzia. Aspetti e problemi psicologici. 
Luigi Di Giuseppe (a cura di)
Scritti di : A. Costantini, P. Boccia, A. Improta, P. M. Fiumani, C. Pernicola, A. Ferrajoli, L. Mastronardi, A. Bonomi, L. Angelini, E. Masini, M. C. Cirrincione, P. Ulissi, G. Casula, P. Pasco, R. Vignati. 
Editore: Edizioni Psiconline












"Insegnare ai propri figli il controllo di sé fa parte dei compiti fondamentali di ogni genitore.
Aiutare i propri figli a raggiungere l’autocontrollo significa renderli capaci di poter “scegliere” come comportarsi nelle varie circostanze anziché divenire preda dei propri impulsi ed emozioni. Un bambino (e un adulto) dotato di auto-controllo è in grado, in una situazione che suscita in lui forti emozioni, di fermarsi e di valutare le conseguenze dei comportamenti che vorrebbe mettere in atto in quel momento; dopodiché deciderà come agire. 

[...]
Ovviamente, il primo modo in cui possiamo insegnare l’autocontrollo ai nostri figli è con l’esempio. Se noi stessi saremo in grado di non dare in escandescenze anche nelle situazioni più difficili, riuscire a fare una pausa, e soffermarci sulle conseguenze di nostri eventuali comportamenti, metà del lavoro è fatto. E’ fondamentale resistere alla tentazione di urlare e di perdere il controllo a nostra volta quando nostro figlio è in preda all’irritazione. Il modo migliore per gestire nell’immediato una crisi di rabbia è ignorarla: spesso molti dei comportamenti che mettiamo in atto per tentare di calmare il bambino (minacce, blandizie, etc.) non fanno altro che fungere da “rinforzo”, aumentando la probabilità che tale comportamento si ripresenti in futuro. Ma è anche necessario aiutare in maniera attiva i nostri figli a controllare il proprio comportamento, tenendo conto della loro età e delle loro capacità emotive e cognitive.
Ecco alcuni suggerimenti su come aiutare i nostri figli a seconda dell’età in cui si trovano. Ovviamente il riferimento all’età è del tutto indicativo. 
[...]
Fino a 2 anni. I bambini molto piccoli sperimentano frequentemente delle frustrazioni dovute alla discrepanza tra ciò che vorrebbero fare e ciò che effettivamente sono in grado di fare. Per questo motivo spesso appariranno irritati e potranno avere delle manifestazioni di rabbia (piangere, urlare, battere la testa, lanciare via qualcosa che hanno nelle mani). Con i più piccoli è opportuno usare la distrazione. E’ esperienza comune che un bambino piccolo smette facilmente di piangere o di mostrare un comportamento irritato se gli si propone qualche stimolo piacevole che attiri la sua attenzione (un suono, un oggetto di suo gradimento, un giochino da fare insieme). Man mano che il bambino si avvicina al compimento del secondo anno di età è opportuno utilizzare dei brevi “time-out”: si invita il bambino a trascorrere pochi minuti in un’area a ciò designata (può essere una sedia della cucina, un angolo della casa, il suo lettino, etc.) finché non si sia calmato. In questo modo gli si insegna che gli scoppi d’ira hanno delle conseguenze e che è meglio trascorrere del tempo da soli quando ci si sente particolarmente frustrati o irritati.
Dai 3 ai 5 anni. In questo periodo si può continuare ad usare il metodo del “time out” , allungando i tempi a seconda dell’età del bambino (senza superare i 5 minuti), per dargli la possibilità di calmarsi. Per molti bambini è meglio interrompere il “time-out” non appena sia passato lo stato di irritazione, anziché rispettare dei tempi definiti: questo può essere un metodo molto efficace per rinforzare il raggiungimento dell’auto-controllo. A quest’età si può anche cominciare a chiedere verbalmente ai bambini di non perdere il controllo di sé in situazioni frustranti o difficili.
[...]
Ricordiamoci che fino a che i bambini non hanno acquisito una completa padronanza del linguaggio manifestano i loro stati d’animo e il loro disagio soprattutto attraverso il comportamento. Infine, se tali segnali persistono, non esitiamo a consultare il suo pediatra o un altro professionista che possa aiutarci.


http://www.psiconline.it/article.php?sid=2626

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Le fiabe dicono più che la verità.
E non solo perché raccontano che i draghi esistono,
ma perché affermano che si possono sconfiggere.

(G. K. Chesterton)
 

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